Kairos, live

La creazione delle atmosfere musicali che proponiamo proviene dalla conoscenza e dall’interpretazione di mondi e storie diverse, espressi dai ritmi orientali, dalle danze celtiche e dalla psichedelia degli anni ’70, che tentano di trovare una sintesi nella nostra musica creando qualcosa di nuovo, non facilmente esprimibile a parole.Questo tipo di musica punta più sulle sensazioni musicali che nascono da una miscellanea di suoni e di ritmi, che evocano il passato, guardano il presente, ma si proiettano nel futuro.Kairòs, il momento perfetto. Al di là della normale concezione del tempo fine a se stessa, la musica diventa un eterno presente in cui ogni singola nota è un momento di catarsi e di elevazione verso una nuova dimensione musicale, atta a valorizzare ogni attimo dell’esistenza attraverso l’ascolto.”Raccomandate ai vostri figli di essere virtuosi; perché soltanto la virtù può rendere felici, non certo il denaro. Parlo per esperienza. È stata la virtù che mi hasostenuto nella sofferenza. Lo debbo a essa, oltre che alla mia arte, se non ho messo fine alla mia vita col suicidio.”(L. Van Beethoven)

kairos

I Kairos sono:
Domenico De Matteis (plettri)
Carla Iorio (violino)
Emanuele Pontoni (sassofoni)
Francesco De Luca (basso)
Carlo Corso (batteria)
Domenico Panella (percussioni)

26 Marzo 2016
Start h 22:00

Presso Circolo Virtuoso Bukò
via Stanislao Bologna 30, Benevento

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CENA IN TRE (pi)ATTI – “Earth Hour” Edition

earth_hour.jpgIn occasione dell’iniziativa “Earth Hour” (evento internazionale ideato e gestito dal WWF che ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla necessità urgente di intervenire sui cambiamenti climatici in corso mediante un gesto semplice ma concreto: spegnere la luce per un’ora nel giorno stabilito) il Bukó Circolo Virtuoso si spinge oltre lo spegnimento della luce per solo un’ora…lo farà per tutta la sera.

Ma non farà solo questo!

“La CENA IN TRE (pi)ATTI” è lo strumento che userà per richiamare l’attenzione sulla tematica del risparmio energetico come metodo di contrasto alle mutazioni climatiche dovute agli sprechi umani.

cena candela“La CENA IN TRE (pi)ATTI”
inizia alle 21:00 di Sabato 19 Marzo 2016
e sarà divisa in tre atti:

– ATTO PRIMO: L’ANTIPASTO, un metodo curato per stimolare l’appetito, la fantasia, la voglia di scoprire e di accogliere l’armonia;

– ATTO SECONDO: IL PRIMO, il legame tra i preliminari e l’orgasmo, la via che porta ad aver scoperto qualcosa in più senza perdere la voglia di andare oltre;

– ATTO TERZO: IL SECONDO E L’EPILOGO, per mettere in luce soddisfazioni, ansie, paure, luci e ombre di un percorso fatto di suggestioni, emozioni, colori e immaginazione.

“La CENA IN TRE (pi)ATTI” è una cena teatral-musicale creata per fare di un semplice pasto un’esperienza di vita, è uno scontro poetico che dalla bocca si evolve nello stomaco e poi trascende in modi che nessuno al momento può sapere.

I vegetariani rimarranno soddisfatti,
i carnivori non si potranno lamentare!

Menù completo: 15€!
È NECESSARIO PRENOTARSI entro e non oltre le ore 23:59 del giorno 17 Marzo 2016.

Per prenotarsi contattare:
Andrea Maio (3297914678)
Francesca De Rienzo (3402244751)
Roberta Zollo (3408510821)

Sabato 19 Marzo 2016
Start h 21:00

Presso il Circolo Virtuoso Bukó
via Stanislao Bologna 30
82100 – Benevento

Sesso Emancipazione Libertà

Sesso Emancipazione Libertà
Il sesso è un importante elemento della vita di uomini e donne. Con esso, in tante occasioni, si è raccontato di amore, di eccessi e di dipendenza. In tante altre occasioni il sesso con l’amore può divenire leit motiv di storie di emancipazione e libertà: dagli schemi, dalle oppressioni, dalle dipendenze, dalle discriminazioni e intolleranze.
Quattro film nei nostri meandri che focalizzeranno la vostra attenzione sul sesso e sul significato che esso ha assunto in quattro storie di vita.

irinaPalm– Martedì 01 Marzo 2016 => “Irina Palm” (Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Francia – 2007), un film di Sam Garbarski. Con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Dorka Gryllus.

Trama: Siamo nelle campagne attorno a Londra. Maggie ha un nipotino gravemente ammalato e in procinto di morire. Solo un’operazione in Australia può salvarlo ma i genitori non hanno il denaro necessario per il viaggio. Maggie va nella capitale a cercare lavoro ma per lei, donna sulla sessantina, non ci sono offerte. Decide allora di tentare con una proposta di assunzione come hostess. La prestazione però non è quello che lei, ingenuamente, crede. Dovrà masturbare i clienti di un locale porno i quali non avranno la possibilità di vederla. La donna, pensando alla salvezza del nipote, accetta nonostante tutto. Affinerà a tal punto la propria abilità nel ‘lavoro’ da diventare la mano più richiesta dai clienti, che faranno la fila per ‘Irina Palm’.
irinaPalm2Questo film di Sam Garbarski è la prova che si può fare un film natalizio (l’azione si svolge a dicembre) e ricco di umanità pur affrontando un percorso scabroso. Lo si può fare quando si hanno a disposizione due attori come Marianne Faithful e Miki Majnolovic. La Faithful, ex bellissima ninfa egeria della generazione cresciuta con i Rolling Stones, offre la sua fisicità totalmente trasformata a un personaggio di donna semplice, spinta da un amore che solo una nonna può conoscere. La volgarità del suo agire si trasforma in una routine che non solo è rivolta a un buon fine ma che, al contempo, la rende consapevole di un appeal che pensava di non avere più. Majnolovic (attore di Kusturica) utilizza il suo volto cupo per dare concretezza a un personaggio (quello del proprietario del locale porno) sicuramente idealizzato ma che la sceneggiatura sa servire con abilità. Si sorride, si ride e ci si commuove con Irina Palm. Così una volta tanto, si spera, anche i critici più severi potranno lasciarsi andare e non contrastare quel tanto di ‘buonismo’ che lo script contiene. Se non lo ha fatto la trasgressiva Faithful perchè dovremmo farlo noi?

shame– Martedì 15 Marzo 2016 => “Shame” (Gran Bretagna – 2011) un film di Steve McQueen. Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware.

Trama: Brandon ha un problema di dipendenza dal sesso che gli impedisce di condurre una relazione sentimentale sana e lo imprigiona in una spirale di varie altre dipendenze. Nulla traspare all’esterno: Brandon ha un appartamento elegante, un buon lavoro ed è un uomo affascinante che non ha difficoltà a piacere alle donne. Al suo interno, però, è un inferno di pulsioni compulsive. Va ancora peggio alla sorella Sissy, bella e sexy, ma più giovane e fragile, la quale passa da una dipendenza affettiva ad un’altra ed è sempre più incapace di badare a se stessa o di controllarsi.
Dopo aver colpito indelebilmente gli occhi di chi ha visto il suo primo film, Hunger, colpevolmente non distribuito in Italia, il videoartista britannico Steve McQueen richiama con sé Michael Fassbender come protagonista di Shame, un film che è altrettanto politico, nelle intenzioni, per quanto non lo sia esplicitamente nel soggetto (com’era invece per la vicenda di Bobby Sands).
shame2Alla prigionia del carcere, dove l’uomo è privato di tutto, si sostituisce qui una trappola mentale altrettanto incatenante e umiliante, favorita paradossalmente dalla libertà di potersi comprare tutto e subito: una escort, una stanza d’albergo o un film. È l’altra faccia della società “on demand” quella che McQueen racconta in questo dramma privatissimo solo all’apparenza, venato di una tristezza senza freni. La nudità di Fassbender, che apre il film, è soprattutto una condizione figurata e quando, man mano che il minutaggio avanza, l’interpretazione dell’angoscia si fa più dichiarata e arrivano le lacrime e le contorsioni, si ha quasi l’impressione che non aggiungano molto ma diano solo più senso a quelle prime sequenze, che già contenevano tutto.
Meno straordinario di Hunger, più imploso e grigio (non solo nella pigmentazione), Shame conferma la grande capacità di McQueen nella scelta delle inquadrature, il suo lavoro singolare sul sonoro, la poetica dell’accostamento di bellezza e brutalità, qui meno evidente ma non meno presente. Ma un grande dono viene senza alcun dubbio al film dal contributo di Carey Mulligan, che presta la sua bravura al personaggio tragico di Sissy e al suo sogno senza fondamento di un “brand new start”, di poter ricominciare da capo lì a New York perché, come canta in una sequenza da brivido, “if I can make it there I’ll make it anywhere”. Ma è vero soprattutto il contrario.

– Martedì 22 Marzo 2016 => “Hysteria” (Gran Bretagna, Francia, Germania – 2011), un film di Tanya Wexler. Con Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Jonathan Pryce, Rupert Everett, Ashley Jensen.

hysteriaTrama: Londra 1880. Il giovane Mortimer Granville è un dottore che lotta per far passare le nuove scoperte scientifiche negli ambulatori e negli ospedali gestiti da vecchi medici fedeli a convinzioni errate ed obsolete. In cerca di un nuovo impiego dopo l’ennesimo licenziamento, lo trova presso il dottor Dalrymple, specializzato nella cura “manuale” dell’isteria che affligge buona parte delle signore di Londra e si manifesta variamente con tristezza, irritabilità, pianto frequente o incontenibile rabbia. Innamorato della seconda figlia di Dalrymple, Emily, e osteggiato dalla primogenita Charlotte, che lo vorrebbe dedito a malattie più serie, Mortimer si ritroverà letteralmente fra le mani l’idea del secolo, durante una visita al suo amico e benefattore Edmund, un appassionato di congegni elettrici.
hysteria2La commedia di Tanya Wexler romanza non poco l’invenzione del vibratore ad opera del signor Joseph Mortimer Granville (il quale lo aveva pensato, in realtà, come strumento per la cura dei muscoli indolenziti in fisiatria e non ci teneva affatto a legare il proprio nome a questo secondo uso) puntando tutto sulla straordinaria coincidenza per cui avvenne nella più puritana delle società, quella della classe agiata nell’Inghilterra della regina Vittoria.
Il film si guadagna il sorriso dello spettatore fin dalle premesse, giocando sul piglio serissimo col quale Jonathan Pryce (alias Dottor Dalrymple) illustra la sua terapia, sul successo del giovane e belloccio dottorino in sua sostituzione, e sull’umorismo dissacrante dell’ottimo Rupert Everett nei panni del tecnoentusiasta Edmund. Per tutto il resto del tempo, però, Hysteria si limita poi a trascinare queste premesse attraverso una strada perfettamente prevedibile verso una conclusione paradossalmente senza “climax”, ma certamente romantica e rassicurante.
Visivamente, gli sfondi pastello tutti fiori e panchine e ponticelli che inquadrano la dolce, pudica ma in fondo insipida Emily, collidono volontariamente con i luoghi grigi e pericolosi nei quali si muove la pasionaria Charlotte, suffragetta a favore della parità dei sessi, tanto in materia sessuale quanto elettorale. Ma questa linea narrativa, tutta improntata alla critica sociale e all’equivalenza delle conquiste del progresso in campi tanto distanti ma anche coincidenti, è quanto di più visto, banale e privo di ironia possa capitare di incontrare in una commedia inglese. L’idea c’è, il divertimento anche, ma la rivoluzione è lontana.

LaVieDAdele– Martedì 29 Marzo 2016 => “La vie d’Adele” (Francia – 2013) un film di Abdel Kechiche. Con Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Mona Walravens, Jeremie Laheurte.

Trama: Adèle ha quindici anni e un appetito insaziabile di cibo e di vita. Leggendo della Marianna di Marivaux si invaghisce di Thomas, a cui si concede senza mai accendersi davvero. A innamorarla è invece una ragazza dai capelli blu incontrata per caso e ritrovata in un locale gay, dove si è recata con l’amico di sempre. Un cocktail e una panchina condivisa avviano una storia d’amore appassionata e travolgente che matura Adèle, conducendola fuori dall’adolescenza e verso l’insegnamento. Perché Adèle, che alle ostriche preferisce gli spaghetti, vuole formare gli adulti di domani, restituendo ai suoi bambini tutto il bello imparato dietro ai banchi e nella vita. Nella vita con Emma, che studia alle Belle Arti e la dipinge nuda dopo averla amata per ore. Traghettata da quel sentimento impetuoso, Adèle diventa donna imparando molto presto che la vita non è sempre un (bel) romanzo.
Ancora una volta Abdellatif Kechiche guarda a Pierre de Marivaux, maître dei sentimenti nella società francese del diciottesimo secolo, spiando il cuore della ‘petites gens’ dove si nasconde l’amore. L’amore che il suo cinema come la letteratura dello scrittore fa uscire allo scoperto, segnato da un movimento della parola e da una naturalezza di espressione che incanta. Sul romanzo “La Vie de Marianne” apre La vie d’Adèle, storia d’amore e di formazione di un’adolescente che concede alla macchina da presa ogni dettaglio e ogni sfumatura di sé. Eludendo il compiacimento dell’esibizione, il regista tunisino racconta una stagione d’amore dolorosa e irripetibile, senza psicologismi e con una carnalità priva di morbosità. Al centro del film due giovani donne che leggono la realtà con gli occhi del desiderio, il loro, che esplode sullo schermo accordando i capitoli della loro esistenza. L’abilità dell’autore a dirigere gli attori, già osservata nei lavori precedenti (La schivata, Cous cous, Venere Nera), produce periodi di pura bellezza come in occasione della lunghissima scena dell’amplesso, delle cene di presentazione e delle letture scolastiche. Con un movimento dall’esterno verso l’interno, Kechiche realizza un film che quanto più si distende nel tempo (quello diegetico e quello effettuale), tanto più si stringe nello spazio di una camera, di un’aula, di una cucina, placandosi nel ritmo e dentro un’appassionata ricerca di interiorità. La galleria di reincarnazioni dell’eterno femminino dopo la danzatrice del ventre di Cous cous e la ‘schiava assoluta’ di Venere Nera si arricchisce di un’altra figura, questa volta divorata dall’eros, spregiudicata, libera e bellissima. Adèle LaVieDAdele2Exarchopoulos è l’Adèle del titolo, colta nell’incandescenza di un sentimento fervidissimo e totalizzante per Emma e congedata con una raggiunta consapevolezza. Dentro un abito blu, ‘preso in prestito’ dalla bande dessinée di Julie Maroh (“Le Bleu est une couleur chaude”), la protagonista comprenderà di poter sopravvivere agli amori che non possiamo trattenere, preferendo le lacrime (tante lacrime) e lo struggente languore all’innaturale rimozione. E la bellezza di La vita di Adele nasce proprio nei momenti di frattura, chiavi per aprire il futuro alla protagonista rimasta sola col suo sentimento infelice. Come nei romanzi, tutti francesi, che divora da studentessa e poi da insegnante, Adèle si cerca nel fondo del proprio amore, sopportando una solitudine che ha imparato a curare. Alla maniera di Antoine Doinel, la protagonista di Kechiche è iniziata alla vita adulta nel tempo di due capitoli, che la formano e la rimandano a una nuova avventura esistenziale, dopo averne determinato il sé sociale ed emotivo con tenace aspirazione. ‘Ricomposto’ il corpo freak di Saartjie Baartman, su cui si fissava il potenziale oppressivo dello sguardo, il regista ‘assedia’ quello vitalistico di Adèle, a cui corrisponde quello impressionista e languido di Léa Seydoux, magnifica ossessione che la introduce alla ‘belle arti’, all’arte amatoria e alla celebrazione dell’energia del corpo.

Le proiezioni hanno tutte inizio alle ore 21:30…puntualissime!
Siate anche voi puntuali nel palesarvi!