Bukórto – Quinta Edizione – CALL for Artists

Il Circolo Virtuoso Bukó è lieto di annunciarvi la QUINTA edizione del “Bukórto”, rassegna del cortometraggio del Circolo Virtuoso.
Sull’onda delle quattro edizioni, si continua con la rassegna orizzontale del cortometraggio nella quale sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno idee innovative e creative da condividere.

corto

Gli amanti della competizione stiano in guardia in quanto ricordiamo che il “Bukórto” non sarà un festival che vedrà in fin dei conti un acclamato vincitore. Di certo, al pubblico spetterà apprezzare I prodotti che usciranno fuori dalle meningi dei cine-autori e speriamo che di applausi e schiamazzi ne usciranno tanti, corposi e sentiti, ma anche critici e blasfemi. Ma alla fine della rassegna, per i partecipanti, vi sarà solo la consapevolezza di aver partecipato, di aver presentato, fatto conoscere il proprio lavoro e di averlo fatto apprezzare. Daltronde, quale miglior modo per intavolare un confronto fra autori se non una sana rassegna priva di competizione?

Per partecipare al Bukórto è necessario inviare una presentazione del proprio lavoro contenente nome dell’autore e contatti (e-mail e numero di cellulare),
titolo del lavoro,
breve sintesi (corredata di immagine simbolica)
e durata dello stesso (non superiore ai 25′) alla seguente mail:
andrea.maio@rocketmail.com
entro e non oltre la data del 25 Novembre 2016.

Entro il 30 Novembre 2016 verrà poi richiesto di far pervenire il corto in formato avi o mp4 presso gli organizzatori della rassegna.

Tutti i corti candidati saranno selezionati per la rassegna eccetto quelli che arrecheranno danni di qualsiasi genere a persone fisiche o giuridiche.

La rassegna avrà luogo il giorno 09 Dicembre 2016
presso il Circolo Virtuoso Bukó,
via Stanislao Bologna 30, Benevento.

A tutti i partecipanti alla rassegna verrà dato un premio non in denaro nonchè un attestato di partecipazione.

IMG_20141024_223733Per ulteriori informazioni contattare:
– Andrea Maio +393297914678
– Francesca De Rienzo +393402244751

Non importa che il tuo video sia semplice o contorto
vieni anche tu a partecipare al Bukórto.

7 Training Days, Live music

I 7 TRAINING DAYS nascono nel cuore del centro Italia circa 10 anni fa come punto d’incontro di storie di vita comuni e precedenti percorsi artistici paralleli.
Nel giro di qualche mese mettono in piedi un corposo repertorio di brani inediti e iniziano a calcare le scene dei locali indie/underground della loro regione d’appartenenza.

A inizio 2010 entrano in studio per registrare (al Niski Studio di Andrea Stanisci) il loro primo album, che vedrà la luce soltanto un anno dopo, nel 2011.
Si intitola IN A SAFE PLACE ed è un viaggio in dieci tappe attraverso luoghi fisici e immaginari, in bilico tra emotività e analisi sociale; un modo per rappresentare il “posto sicuro” che è dentro ognuno di noi.
Il disco viene supportato da un lungo tour che regala alla band numerose soddisfazioni da parte di pubblico e addetti ai lavori.

Giusto il tempo di prendere confidenza con un nuovo studio di registrazione (il VDSS Recording Studio di Filippo Strang) ed ecco che i 7 TRAINING DAYS danno nuovamente alle stampe un nuovo prodotto: FINALE/FORWARD, un mini-ep che sterza le intenzioni della band verso nuovi territori e prepara la strada (nei suoni e nel mood) per il secondo album.
La pubblicazione di FINALE/FORWARD è seguita da un nuovo tour e accompagnata da eccellenti recensioni sulle principali testate giornalistiche e webzine italiane.
A fine estate 2011 avviene anche il primo cambio di line-up: dopo 5 anni il chitarrista Achille Fiorini lascia il posto a Daniele Carfagna.

Il ricco tour di supporto all’ep permette alla nuova formazione di trovare gli equilibri giusti, sia a livello comunicativo che compositivo. Ne vengono fuori, di getto, 20 nuove composizioni, tra le quali i 7 TRAINING DAYS scelgono i 12 brani che daranno vita a WIRES, il secondo album.
La band torna nelle stanze del VDSS Recording Studio nell’agosto del 2013 e dà forma al nuovo lavoro in appena 3 mesi. Ed è tutta qui la forza di WIRES, in uscita il 16 dicembre 2013: nello spirito rock, nell’immediatezza, nella freschezza, nel suono sporco, live, che affonda le radici nel cuore degli anni ’70 e restituisce il groove di un calore dimenticato.
Grazie a questo disco e all’impatto dei video dei due singoli estratti dall’album stesso (“Life” e “You are not me”) i 7 TRAINING DAYS raddoppiano letteralmente quanto di buono già fatto fino a quel momento, e sull’onda di numerose eccellenti recensioni (oltre 50) pubblicate in ogni dove raccolgono altrettanti consensi pubblici anche nel lungo tour di 26 date che va ad occupare tutto il 2014.

7training-days

È a questo punto che il gruppo si ferma, cerca di tirare una linea per orientarsi, capire dov’è arrivato, quali sono i territori ancora da esplorare e attraverso quali suggestioni.
Durante un’improvvisazione in sala prove viene fuori l’andamento di quella che viene chiamata, all’inizio per scherzo, STOP THE BOMBING. I riferimenti sono chiari, il respiro è quello a cavallo dei ‘60 e i ‘70, le immagini che vengono in mente sembrano provenire direttamente dell’oscuro periodo americano di Nixon.
Antonio, Daniele, Gianni e Simone non lo sanno ancora, ma qualcosa è stato seminato, e un passo alla volta la band comprende che è la strada giusta, che il suono del nuovo album dovrà essere proprio quello.
Le scelte a livello compositivo si ribaltano, le idee di arrangiamento lasciano spazio per la prima volta a fiati e tastiere. Dopo alcuni mesi di prove e perfezionamento, i 7 TRAINING DAYS sentono che è giunta l’ora di tornare in studio, motivati anche dall’interessamento della VDSS Records, che li recluta tra le proprie fila.
Tra l’estate e l’autunno del 2015 l’album prende forma; tra gennaio e febbraio 2016 viene completato il concept grafico e il video del primo singolo di lancio, la title track “Stop The Bombing”.
Lunedì 11 aprile 2016 l’album viene pubblicato su cd e in digitale, e a settembre è la volta del secondo singolo: ”Awareness”.

7 Training Days
LIVE MUSIC

Sabato 15 Ottobre 2016
Start h 22:00

Presso il Circolo Virtuoso Bukó
Via Stanislao Bologna 30
Benevento

CuCinema

CuCinema
Cibo per l’anima –
È ottobre, sono arrivate le sere uggiose che i cinefili aspettavano già da un po’. E allora mettiamoci comodi, con un buon bicchiere di vino e qualcosa di gustoso da mangiare, perché si mormora che il cinema si sia spostato in cucina (o che sia la cucina ad entrare nel cinema). Per un gustoso gioco linguistico, la rassegna di questo mese s’intitola CuCinema. I film che abbiamo scelto per voi esplorano il mondo del cibo, come e dove lo si fa, come e dove lo si consuma, lo si coltiva o lo si usa. Il cibo è uno spunto, fonte ispirativa ma soprattutto piacere per palato, olfatto e, in questo caso, soprattutto vista.
In Soul Kitchen la rivendicazione orgogliosa di un cuoco folle perché licenziato o licenziato perché folle.
In Pomodori verdi fritti scatena un momento passionale tra due donne tanto affascinanti quanto anticonformiste.
Ne Il giardino dei limoni è un diritto calpestato.
Infine in Caramel è un inusuale modo di epilazione tutto al femminile.
Non ci resta che augurarvi buona visione, o forse dovrei dire: “buon appetito”?

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– Martedì 04 Ottobre 2016: Soul Kitchen (Germania 2009), un film di Fatih Akin. Con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan.

soulkitchenTrama: Ad Amburgo, un cuoco di origine greca, Zinos, gestisce un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela abituale sono i rozzi abitanti della periferia, interessati solo a tracannare birra e ingurgitare piatti surgelati o preconfezionati. Dentro e fuori dal Soul Kitchen ruota tutto il microuniverso di Zinos e relativi problemi: l’ambiziosa e viziata fidanzata Nadine è una giornalista rampante in partenza per la Cina, il fratello Illias un ladruncolo in libertà vigilata con il vizio del gioco, la cameriera Lucia è aspirante artista che vive in un appartamento occupato abusivamente e un vecchio compagno di scuola, Neumann, è disposto a tutto pur di comprare il locale e rilevarne il terreno. Un’ernia al disco improvvisa impone a Zinos delle sedute di fisioterapia e gli inibisce l’uso cucina, così che viene assunto un nuovo cuoco esperto di haute cuisine che, dopo uno scetticismo iniziale, trasforma il ristorante in un locale molto in voga capace di offrire buon cibo e musica soul.Fatih Akin è un abile deejay del mondo del cinema, un giovane autore che ha saputo costruire un suo linguaggio melodico a partire da un’antologia di stili della New Hollywood di Scorsese, Schlesinger e Bob Rafelson.
soulkitchen_1Questa eredità del cinema americano moderno, con la quale aveva finora raccontato i margini di una società multiculturale in pieno dissidio, pervade anche nell’atmosfera conviviale e disinvolta di Soul Kitchen. Cimentandosi con una vera commedia edificante, il giovane regista turco-tedesco mette da parte il tema del viaggio e delega il percorso di emancipazione sociale e di ricerca delle origini, alla musica (come nel documentario Crossing the Bridge) e all’elogio dell’edonismo. Akin pone attenzione ai corpi e ai loro bisogni primari: dal cibo al sesso, dall’alcool alla danza (passando per il mal di schiena), così che i suoi personaggi, liberati dalla necessità di affrancarsi dal proprio retaggio culturale, agiscono nel nome di un puro principio di piacere. Allo stesso modo, punta all’occhio e al ventre dello spettatore: costruisce il suo film come un piatto sofisticato di nouvelle cuisine, o meglio, come una playlist di musica accattivante, facendo molta attenzione a creare mediante una serie di gag fisiche una sinergia fra movimenti dei personaggi, movimenti di macchina e ritmo dei brani della colonna sonora. È una strategia molto furba e molto ricercata, elaborata da un regista che ha già compreso le tendenze del nuovo cinema della post-globalizzazione (vedi The Millionaire): le storie che intrecciano società multietniche, una regia dinamica, buona musica e un lieto fine sono destinate a vendere (e incassare) in tutto il mondo.

– Martedì 11 Ottobre 2016: Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno) (USA 1991), un film di Jon Avnet. Con Kathy Bates, Mary Stuart Masterson, Mary-Louise Parker, Jessica Tandy, Cicely Tyson.

pomoverdi_1Trama: L’anziana Ninny dà una lezione di vita alla triste e in sovrappeso Evelyn, una casalinga non molto felice. Le narra infatti la storia tra due donne: Ruth e Idgie, entrambe desiderose di indipendenza (una dal marito e una dalle coercizioni). Queste ultime negli anni Trenta gestivano il Whistle Stop Cafè, dove una delle specialità erano pomidoro verdi fritti. C’è di mezzo anche un omicidio. Buono il cast, in evidenza soprattutto le due vincitrici di Oscar, Jessica Tandy e Kathy Bathes. Il film però non convince del tutto per la sua natura poco equilibrata di commedia-dramma-giallo. Negli Stati Uniti ha raggiunto un incasso di 100 miliardi di lire.

– Martedì 18 Ottobre 2016: Il giardino di limoni (Francia 2008), un film di Eran Riklis. Con Hiam Abbass, Ali Suliman, Doron Tavory, Rona Lipaz-Michael, Tarik Kopty.

giardinolimoniTrama: I vicini di casa possono essere molto invadenti. Quando poi si tratta del Ministro della Difesa israeliano, non parliamone. Salma è palestinese, vive da sola in Cisgiordania nella casa di sempre, ha un figlio in America e un marito in Paradiso. La sua unica preoccupazione è la cura del giardino di limoni che ha ereditato dalla famiglia, delizia per il sostentamento ma croce per il nuovo vicino di casa, il ministro Navon, che vede negli alberi di Salma, un ottimo nascondiglio per progettare attacchi terroristici. Gli alberi vanno abbattuti ma Salma non vuole rinunciare ai suoi limoni e, con l’aiuto del giovane avvocato Ziad e il sostegno a distanza di Mira, la moglie del ministro, inizierà una battaglia legale senza fine.Dopo aver affrontato il dramma del conflitto tra Israele e Siria nel precedente La sposa siriana, Riklis ritorna sullo stesso tema ma cambia il punto di vista. Se prima era il matrimonio, simbolo di unione pacifica per eccellenza, a portare con sé le conseguenze tragiche di una guerra in corso, ora sceglie una discordia tra vicini di casa. E quando si vive in Cisgiordana, a due passi dal confine israeliano, non è mai solo una bega condominiale. Qui lo sguardo delle due donne antagoniste, una israeliana e l’altra palestinese, sorregge il peso della Storia: Salma è una donna umile, legata radicalmente al fluire della natura, che la rincuora dandole il frutto della sua pazienza e del suo amore e Mira ha abitudini occidentali, è molto curata e, come spesso accade alle mogli dei politici, si occupa di organizzare lussuose feste di ricevimento. I limoni di Salma fanno parte della sua persona, vivono nel ricordo dei genitori e del marito defunto. Nella lettera del ministro, inviata per “suggerirle” di sradicare gli alberi, è racchiusa la diversità tra i due contendenti: l’avviso è scritto in ebraico e Salma non sa leggerlo. I caratteri grafici di una lingua che la donna non parla e non sa decifrare, sono metafora di una mentalità molto diversa dalla sua. Quelle lettere che lei non sa comprendere sono il codice da interpretare per confrontarsi con l’Altro, con il persecutore; per arrivare a un compromesso pur sapendo benissimo che, per onorare se stessa e le sue origini, non dovrà cedere ad alcun tipo di risarcimento. Se il giardino di limoni non esistesse più, scomparirebbe anche lei.Oltre il recinto che separa Salma, territorialmente e umanamente, dalla villa di Navon, Mira, da un punto privilegiato d’osservazione, la guarda e ne scruta i movimenti. Entrambe soffrono, tutte e due si scoprono più simili di quello che l’apparenza sembrerebbe dettare. A farle sentire vicine è un sorriso, una complicità che non ha ancora nome, una mesta solidarietà che, se trovasse lo spazio per esprimersi, o avesse forza sufficiente, umilierebbe facilmente la stoltezza della politica. Una lezione umana che il film sottolinea in ogni passaggio narrativo, con lunghi primi piani sugli sguardi delle due donne, andando a creare un filo invisibile che unisce i destini di entrambe.La costruzione del muro di Israele, il recinto del giardino di limoni, il coprifuoco che blocca la strada sono le immagini di una sceneggiatura ostinata che vuole togliere le barriere, fisiche e spirituali, di un conflitto senza fine. Il regista mostra i limiti da superare, presenta i personaggi nella loro temeraria avanzata verso una pace impossibile. Ma nella lunga messa in scena delle due parti in lotta, la narrazione si irrigidisce un po’ in uno schematismo che fatica a trovare soluzioni: i personaggi si muovono ma rimangono fermi, non c’è mai un avvicinamento concreto e ogni passo fatto in avanti corrisponde a uno scalino verso un nuovo distacco. Anche l’affetto dell’avvocato difensore è un’altalena che gira a vuoto. La natura, nel frattempo, fa il suo corso, i limoni, senza il nutrimento dell’acqua, cominciano a cadere a terra per non risollevarsi più. Come Salma, vittima di un potere troppo forte che, togliendole le radici, la fa scomparire lentamente, senza darle aiuti per rialzarsi.

caramel_1– Martedì 25 Ottobre 2016: Caramel (Francia Libano 2007), un film di Nadine Labaki. Con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam.

Trama: A Beirut, alcune donne lavorano in un istituto di bellezza: Layale (Nadine Labaki), innamorata di un uomo sposato, Nisrine (Yasmine Al Masri), che sta per sposarsi e non sa come dire al futuro sposo che ha già perduto la verginità, Rima (Joanna Moukarzel), che non riesce ad accettare di essere attratta dalle donne, Jamale (Gisèle Aouad), ossessionata dall’età e dal fisico, e infine Rose (Siham Haddad), che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella Lili (Aziza Semaan). caramel_2-jpgNel salone, tra colpi di spazzola e cerette al caramello, si parla di sesso e maternità, con la libertà e l’intimità propria delle donne.Nadine Labaki, insieme protagonista e regista del film, ci propone un affresco sulle donne, che non mancherà di andare dritto al cuore delle spettatrici, ma non solo. Un acquerello a tinte delicate, mai volgari, che tratta però temi di scottante attualità: la guerra, la convivenza tra cristiani e musulmani, il mischiarsi di abitudini ed etnie differenti. Stupiti, contempliamo come i problemi del mondo femminile siano sempre gli stessi, anche se il progresso sembra essersi fermato agli anni ’80. Le donne fanno scudo, insieme, per affrontare le difficili realtà da cui sono circondate ed assalite.Con colori e fotografia degni dei pittori fiamminghi, Labaki poggia lo sguardo sulle dolci malinconie quotidiane, senza cadere nello scontato o nello stucchevole, e riuscendo a raccontare ben sei storie in una sola, senza che nessuna prenda il sopravvento. Narra attraverso gli occhi, i suoni, gli odori, in modo così pregnante da convincerci di poter toccare e assaporare, come se fossimo realmente immersi nell’atmosfera della ben bilanciata sceneggiatura.Una parola a parte va indubbiamente spesa per la colonna sonora, dosata con saggezza, sempre presente e non stancante, che non mancherà di far ricordare il suo autore, Khaled Mouzanar.

Le proiezioni avranno tutte inizio alle ore 21:30…puntualissime!
Siate anche voi puntuali nel palesarvi.