La Musica in Ballo

Settembre al Bukó con un bel po’ di movimento cinematografico. Quattro pellicole che hanno fatto la storia del cinema ma che hanno anche ben bilanciato le esigenze di musica ed armonia.
Quattro musical a fare da scenografia alle vostre serate nei nostri meandri…noi a fornirvi tutto il resto.

sweeney– Martedì 1 Settembre 2015 => “Sweeney Todd”, un film di Tim Burton (USA, Gran Bretagna 2007). Con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall, Sacha Baron Cohen.
Trama: Benjamin Barker è un uomo realizzato e smisuratamente felice. È un barbiere eccellente, un padre affettuoso e un marito devoto. Accusato e condannato ingiustamente dal giudice Turpin, Barker viene deportato lontano da Londra. Diversi anni dopo, mutato il nome in Sweeney Todd, il barbiere torna a chiedere soddisfazione all’uomo che gli ha “usurpato” la vita, insediando il suo talamo e crescendo la sua prole. Affittata una bottega in Fleet Street, Sweeney Todd affila i rasoi e torna ad esercitare la professione del barbiere. Turpin e gli ignari avventori scopriranno che la vendetta per Mr.Todd è un piatto da servire caldo, cotto e sfornato.

across the universe– Martedì 8 Settembre 2015 => “Across the Universe”, un film di Julie Taymor (USA 2007). Con Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther.
Trama: Liverpool, anni ’60. Jude (Jim Sturgess) decide di lasciare l’Inghilterra per recarsi in America alla ricerca del padre emigrato anni prima verso gli Stati Uniti. Lì conoscerà nuove persone, si innamorerà, e si scontrerà con la realtà della guerra in Vietnam, dei movimenti pacifisti, dei Watts Riots, del mondo della musica. Con le note e i testi dei Beatles (in versione rivista e corretta dai protagonisti) a ispirare la sua storia.
Julie Taymor ha diretto diversi musical a Broadway, e anche alcune rappresentazioni operistiche, oltre naturalmente al cinema (Frida, Titus). Avendo sempre avuto a che fare con l’arte e con la musica, la sua interpretazione in chiave musical dei Beatles, come ispiratori con le loro canzoni della storia di un giovane negli anni’60, è visionaria, psichedelica, ironica, con uno sguardo a quel periodo che in parte ha cambiato la storia.
Per realizzare questo film si è quindi avvalsa di famosi performer (Bono e Joe Cocker), di ottimi comprimari fra cui il protagonista, Jim Sturgess, che sorprende nelle sue interpretazioni di “Revolution” e “All my loving”, e dell’apporto fondamentale del compositore Elliott Goldenthal che ha avuto l’onere e l’onore di riarrangiare i pezzi del quartetto di Liverpool.
Across the universe, che alcuni avvicinano a Moulin Rouge di Baz Luhrman, è un insieme di quadri musicali, ognuno con una sua personalità, che in parte descrivono le vicende (la sequenza di “Strawberry fields forever” è intensa e appassionante), e in parte ne rappresentano le atmosfere, con l’utilizzo di effetti di saturazione di colore, del green screen, e di coreografie tipiche del musical.
Il film di Julie Taymor non è comunque un film sui Beatles, bensì raccontato dai Beatles, i cui testi si rinnovano e acquisiscono nuova linfa, con uno sguardo al passato. E uno al presente.

CHIcago– Martedì 15 Settembre 2015 => “Chicago”, un film di Rob Marshall (USA, Canada 2002). Con Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones, Richard Gere, Queen Latifah, Lucy Liu. 
Trama: Spesso gli Americani si innamorano di se stessi. E allora illustrano le loro attitudini migliori. Espongono il loro patrimonio più prezioso, che è il musical. Hollywood ha molto rimaneggiato, metabolizzato, contaminato, ma il musical lo ha proprio inventato. Trattasi dell’unica forma di spettacolo solo-e-tutta-americana. Di conseguenza, per l’occasione, Hollywood non si è lasciata sfuggire la possibilità del riconoscimento massimo. Quando il musical ha concorso, ha vinto. Da Un americano a Parigi, a Gigi, West Syde Story, My Fair Lady, Tutti insieme appassionatamente, Oliver. Dopo il “postmoderno” Moulin Rouge, “riconosciuto ma non del tutto” ecco un film di metallo robusto, di forte espressione e forte sostanza. Dopo l’età dell’oro del genere (infatti occorre tornare molto indietro per l’ Oscar) non è mai facile inventare qualcosa su quei piani, c’era riuscito Bob Fosse (All That Jazz), le altre erano state rivisitazioni o ispirazioni, anche se di grande livello, come Grease. Ma qui Rob Marshall, regista e coreografo, ha preso il toro per le corna. Ha trovato musiche e testi importanti, ha inventato balletti originali e irresistibili (quello dei burattini!), soprattutto ha scoperto due attrici straordinarie, anzi, di più. Diamo per (quasi) scontato che quasi tutte le donne del cinema americano sappiano recitare. Ma ballare e cantare come ballerine e cantanti professioniste è un’altra vicenda. Zellweger e Zeta-Jones portano quel valore aggiunto con talento strepitoso. Velma (Zeta Jones) e Roxie, sconosciute ma talentose, riescono a far parlare di sé uccidendo i mariti e grazie a un avvocato fantasioso e spregiudicato (Gere). La prigione, il processo, i tradimenti, le confessioni, i numeri e il successo. Ironia generale, musica che sempre attraversa travolgente. Tutti registri perfetti. Perfetti in chiave di musical che è, ribadiamo, chiave squisitamente americana e distrattamente italiana. Bravo, ma non come le donne, anche Gere. Delle 14 nomination molti diventeranno Oscar. E’ una scommessa.

hair_musical– Martedì 22 Settembre 2015 => “Hair”, Un film di Milos Forman (USA 1979). Con Beverly D’Angelo, John Savage, Treat Williams, Annie Golden, Nicholas Ray.
Trama: Claude va a New York per arruolarsi nei Marines che vanno in Vietnam. Nel Central Park fa amicizia con una combriccola di ragazzi e trascorre con loro i due giorni che lo separano dalla partenza. Tra di essi c’è Sheila, della quale Claude s’innamora. Per consentire a Claude di rivederla, George organizza un’incursione a casa di certa gente, dove appunto si trova la ragazza. Finiscono tutti in gattabuia, ma per poco. Poi Claude parte per il campo-addestramento. George lo raggiunge al campo con la ragazza e si sostituisce all’amico per permettergli di stare con la fanciulla. Andrà a finire che sarà George a partire per il Vietnam. Trasposizione cinematografica della nota commedia musicale messa in scena per la prima volta nel 1967.

Rocky_Horror– Martedì 29 Settembre 2015 => “The Rocky Horror Picture Show”, Un film di Jim Sharman (USA, Gran Bretagna 1975). Con Susan Sarandon, Tim Curry, Barry Bostwick, Richard O’Brien, Meat Loaf.
Trama:
In una notte buia e tempestosa i promessi sposi Brad e Janet, due ragazzi bene della provincia nordamericana, si perdono in un bosco con l’auto in panne e decidono di cercare aiuto presso l’abitazione più vicina, un castello dall’aspetto affatto rassicurante in procinto di ospitare l’Annuale Convegno Transilvano. Una volta dentro, finiscono per diventare ostaggi dell’ambiguo Frank-N-Furter (e del suo stravagante entourage) e scoprono che il dolce travestito è alle prese con un esperimento: dare la vita al bellissimo e muscoloso Rocky Horror per convertirlo nel suo personale giocattolo del sesso.

Correva l’anno 1975 quando il regista Jim Sharman e il compositore, sceneggiatore, cantante e attore Richard O’Brien davano alla luce del proiettore la versione cinematografica del musical britannico The Rocky Horror Show, che avevano presentato con successo a teatro. Partito male al botteghino, il film diviene presto un cult raccogliendo negli anni consensi e un pubblico di veri e propri idolatri che si sarebbero riuniti regolarmente in piccoli cinema per ricreare le scene – trucco e parrucco incluso – durante la proiezione. Cocktail di umorismo, provocazione ed eccesso da bere tutto di un fiato, omaggio ai film del terrore e di fantascienza (la prima canzone, “Science Fiction – Double Feature”, è zeppa di riferimenti diretti a King Kong, Il pianeta proibito e Flash Gordon), The Rocky Horror Picture Show è l’apoteosi della cultura pop che cita ed esibisce tra un numero musicale e l’altro. La trama, che ruota intorno al piacere della carne – perseguito dallo scienziato Frank-N-Furter, scoperto dagli ingenui Brad e Janet – viaggia verso l’altro lato della mentalità dominante e repressiva dell’epoca, con il Gotico americano di Grant Wood riprodotto sin dalla prima scena a rappresentare il fondamentalismo puritano come contrasto al sesso che viene esposto in tutte le sue forme.

L’interpretazione di Tim Curry nel ruolo del lussurioso Frank-N-Furter, una versione glam di Frankenstein, la presenza di Susan Sarandon nei panni della “virginea” Janet, il cameo di Meat Loaf e le memorabili canzoni di Richard O’Brien (autore di libretto e musiche), fanno di quest’opera un gioiello della settima arte. Con il senno di poi anche quelli che storcevano il naso hanno dovuto alzare le mani e arrendersi di fronte al successo planetario di un film che continua ad appassionare le nuove generazioni. Tant’è, nel 2005 The Rocky Horror Picture Show è stato selezionato per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti insieme ad altri titoli culturalmente, storicamente o esteticamente significativi. D’altronde, come direbbe Frank-N-Furter, “Non c’è alcun reato nel concedersi al piacere”.

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Start h 21:30
presso il Circolo Virtuoso Bukó
Via Stanislao Bologna 30

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ARTE D’ANNATA

Si parla d’arte e la si respira in lungo e in largo in questo mondo pieni di geni e di figure storiche che ci hanno regalato veri e propri capolavori in vari ambiti. Dalla musica alla pittura, dalla culinaria alla danza, dalla scrittura alle arti marziali…in tutti gli ambiti artistici è possibile ritrovare figure storiche che, prima ancora d’essere artisti, sono opere d’arte. Considerare queste persone e le loro vite non solo ci avvicina all’arte ma innalza il nostro pensiero liberandolo dalle manette di un sistema di dipendenze prive di creatività.

Arte d’Annata è una rassegna creata per elogiare quattro grandi artisti, le biografie dei quali sono state raccontate attraverso quattro grandi pellicole cinematografiche. Arte d’Annata non perchè “dannata” ma perchè nel tempo, come il vino, le storie dei grandi artisti risuonano e riecheggiano negli animi delle persone, ispirando il cambiamento e il consolidamento di emozioni e sentimenti vitali.

05 Novembre => “Frida” (2002) di Julie Taymor. Con Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino.frida
Trama: Ci sono urgenze nella vita di un una donna che il destino spesso può favorire o addirittura accelerare. Un incidente diventa l’accidente della e per la vita di Frida Kahlo, giovane donna messicana, per formalizzare intuizioni. Intuizioni che Frida strappa al mondo visibile – i volti dei genitori e della sorella, il sentimento complesso per Diego Rivera – compagno nell’arte e nella vita -, ai segni della natura e della cultura messicana, consegnandoli a quello bidimensionale della tela. Artista a partire da un incidente sull’autobus, Frida diventa portatrice di un dolore fisico che sembra urlarne uno più profondo che sta dentro la tradizione, anzi la Tradizione, quella femminile della resistenza e della rivoluzione quotidiana che affianca quella-più eroica?-degli uomini. Frida le abbraccia entrambe giacendo nei letti caldi di chi se ne fa portatore, delle donne come degli uomini. Pur aderente alla biografia di Herrera, il lungometraggio di Julie Taymor si scontra, con effetti comici, assolutamente non voluti, contro lo scoglio della Storia, quella stessa a cui Frida si è generosamente concessa e al quale il testo, cartaceo, dedica un accenno velato e dignitoso. Dignitoso nel riproporre la figura di Trotskij, di Picasso e di tutti coloro che abbracciarono il corpo dell’icona Frida Kahlo.

12 Novembre => “Giordano Bruno” (1973) di Giuliano Montaldo. Con Gian Maria Volonté, Charlotte Rampling, Hans Christian Blech, Mathieu Carrière, Alberto Plebani.
giordanobrunoTrama: Ultimi nove anni del domenicano ribelle ed eretico (1548-1600). Sua vita spregiudicata e filosofia esasperata. Denunciato è torturato e condannato al rogo. Film didattico, un po’ pedante, ma egregiamente mosso, con un Volonté puntigliosamente istrionico. Splendida fotografia di Vittorio Storaro, musiche di Ennio Morricone. Tra gli eretici c’è anche il critico Angelo Guglielmi.

19 Novembre => “Correndo con le forbici in mano” (2006) di Ryan Murphy. Con Annette Bening, Jill Clayburgh, Brian Cox, Joseph Fiennes, Evan Rachel Wood.
Trama: Augusten Burroughs ha un padre assente e alcolizzato e una madre ossessionata dalla scrittura e dal proprio subconscio creativo. Dopo la loro drammatica separazione, Augusten viene dimenticato e parcheggiato nella casa del dottor Finch, l’originale quanto folle psichiatra della madre. L’uomo, che pratica la scienza della psichiatria come fosse un’alchimia, esercita sui propri pazienti un forte ascendente. Derubata dei beni e della salute, Deirdre Burroughs lascia che il dottor Finch adotti Augusten. Abbandonato in una casa vittoriana tinta di rosa, Augusten si rassegna presto a convivere con la sua nuova famiglia: la signora Finch, madre affettuosa e allampanata che passa le sue giornate davanti ai B-movie horror, Hope, figlia maggiore dei Finch devota al padre e al suo gatto Freud, Natalie, figlia minore col vizio dell’elettroshock e Neil Bookman, figlio adottivo gay col complesso di Edipo. Deciso a sopravvivere all’abbandono dei suoi e alle paranoie quotidiane dei Finch, Augusten attraverserà tutto d’un fiato gli anni ’70 e l’adolescenza, approdando a New York e a una vita finalmente normale. correndoforbici
Dopo i televisivi Troy e Mcnamara, i chirurghi “taglia e cuci” del serial tv
Nip/Tuck, Ryan Murphy debutta sul grande schermo traducendo in immagini le pagine letterarie di Augusten Burroughs e dell’impietoso memoir della sua infanzia. Partendo dall’omonimo romanzo di Burroughs e trovandosi decisamente a suo agio nell’umorismo nero della sua prosa, Murphy sembra mantenere nella sua trasposizione le suggestioni, i temi e le sottolineature glamour di Nip/Tuck. La deriva dell’esistenza, drammatizzata da un cast straordinario, è marcata dalla stessa luce e dallo stesso effetto patinato (anche se squisitamente beat) che “illumina” le performance chirurgiche e sessuali dei suoi dottori.
L’uso della canzone, allo stesso modo, inserisce i personaggi in una sorta di incantato videoclip che ridimensiona i drammi individuali ed elude le apettative della storia narrata e del genere drammatico. C’è “del marcio” nell’America e nella famiglia rappresentate da Ryan Murphy, c’è il loro volto oscuro che si esprime attraverso l’isteria, l’egoismo, la perversione psicologica come quella sessuale. Il disinteresse genitoriale produce nei figli una bulimia affettiva, il loro caos interiore un desiderio di ordine e normalità. L’adolescenza di Augusten, esattamente come quella di Matt (figlio dei due padri Troy-Mcnamara), comprende in sè il principio dell’ambiguità e del passaggio. Il regista ci mostra l’America attraverso la lente deformante di adolescenti con problemi di attenzione e genitori decisamente naif. Augusten, che ha il volto sofferto di Joseph Cross, riflette tutto il disagio del sistema che lo ha messo, in tutti sensi, al mondo.
Correndo con le forbici in mano è un album di famiglia doloroso e struggente, una dichiarazione d’indipendenza e di libertà che conduce il protagonista a un viaggio nel suo rimosso. A New York, lontano dall’affetto “negato” e dolorosamente necessario della madre.

26 Novembre => “Io non sono qui” (2007) di Todd Haynes. Con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger.
Trama: Profeta, cantastorie, contestatore. Anticonformista, folle, genio assoluto del novecento. Io non sono qui è un viaggio nel tempo di Bob Dylan, attraverso il ritratto di sei personaggi – colti ognuno in un aspetto diverso della vita artistica e privata del menestrello americano – che intrecciano le loro storie di protesta, disagio, erranza e solitudine in una performance evocativa diretta da Todd Haynes. Anche stavolta, in un’ambientazione che riecheggia gli anni sessanta – avvicinandosi con forza alle tematiche dei suoi film più noti come Lontano dal paradiso e Velvet Goldmine – il regista americano sperimenta una narrazione frammentata e psichedelica, utilizzando sei diversi stili di regia all’interno di ogni microcosmo narrativo.
i'mnotthereC’è Arthur, poeta simbolista che porta lo stesso nome di Rimbaud, interrogato e poi condannato da una commissione d’inchiesta per i suoi presunti legami con gruppi sovversivi e di estrema sinistra. C’è Woody (Guthrie) un bambino di undici anni scappato da un riformatorio e pronto a raggiungere il capezzale del morente omonimo, il cantante folk che ha influenzato per lungo tempo la musica di Dylan. Poi c’è Jack cantore della protesta al tempo della guerra in Vietnam, Robbie attore e motociclista, Jude l’androgino e cinico cantante folk, e per finire l’illuminato pastore John e il vecchio Billy (The Kid), ispirato al celeberrimo criminale. Quello di Todd Haynes è più di un mockumentary o di un omaggio al Dylan che più amiamo (non a caso è l’unico ritratto che lo stesso Dylan sembra aver davvero apprezzato), ma una miscela perfetta di musica, arte visiva, cinema. Fotografia rigorosa, sei registri narrativi che si intrecciano sul calare degli anni ’70, quando le illusioni e le utopie di un mondo migliore si infrangevano definitivamente sul campo di battaglia di una guerra infinita e inutile. C’è la musica, allora, a risollevare le sorti di un’umanità stanca, a dar voce ai poveri e ai diseredati, ma c’è anche il cinema – di Todd Haynes – che ogni volta restituisce la magia delle atmosfere magiche perse nei ricordi.

Vi aspettiamo tutti e quattro i Martedì del mese di Novembre con ARTE D’ANNATA.
Proiezioni a partire dalle ore 21.30.
Noi saremo puntuali…siatelo anche voi!